Amare vuol dire accettare le ingiustizie

Interessantissima e a mio parere perfetta valutazione sulle liti e le crisi nell’amore di una coppia dopo la prima, logica fase dell’innamoramento, quando da questo si deve necessariamente passare all’amore per fare sì che la coppia evolva in qualcosa di più grande, maturo, forte e stabile.

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«Amare è accettare le ingiustizie»
Da articolo Avvenire – Milano – © Lorenzo Galliani

Non esiste amore senza crisi e incomprensioni. Si deve prenderne atto e affrontarle, con la stessa energia creativa con cui si è scelti», spiega Marta Brancatisano, docente di antropologia della differenza all’Università Santa Croce di Roma.

Questo richiede una fatica che non sempre si è in grado di sopportare…

Ma un amore bello, perfetto, può essere una favola che ci appassiona, ma non ha nulla a che vedere con la realtà. La conflittualità fa parte della relazione uomo-donna, per un mistero che solo la cultura cristiana chiarisce risalendo al peccato originale, in seguito al quale l’armonia della coppia viene ferita. Da lì la comunione totale, che significa «il tuo amore mi rende vivo», prende anche una valenza negativa: il tuo non-amore mi distrugge.

E come si reagisce?

Riconoscendo e affrontando gli inevitabili momenti di sofferenza. L’amore è e deve essere anche ingiustizia, squilibrio, difficoltà da accettare.

Forse, qualche generazione fa, le coppie erano più capaci di affrontare i momenti critici. O è solo un luogo comune?

Quello che oggi manca è la dimensione del dono totale. Prevale di frequente un senso di giustizia simile a quello di una relazione di lavoro: se tu fai, io lo faccio.

Da una concezione sbagliata di amore alla violenza. Quasi sempre, maschile…

Uomo e donna sono diversi nei modi di usare le medesime facoltà. Sono tutti intelligenti, liberi, emotivi, corpo e anima. Ma vivono questi elementi in maniera differente. C’è una violenza maschile e una violenza femminile, non muscolare ma ugualmente distruttiva. Mentre l’uomo fa a pezzi l’albero con l’accetta, la donna ne rosica le radici. Nella relazione di coppia, quando è lei a non trasmettere più stima e rispetto all’uomo in quanto uomo, toglie radici alla relazione. Invece, quando l’uomo si sente soffocato, la sua reazione è più evidente.

Dopo i recenti casi di cronaca viene da chiedersi: chi si occupa di educazione ha trascurato questi aspetti?

Non so dire se in passato ci sia stata una sottovalutazione del problema, ma oggi bisogna lavorare sulla conoscenza di se stessi, per sviluppare una relazione totale con l’altro: io ti aiuto quando tu, per qualsiasi motivo, stai male. Non ti posso e non ti voglio cestinare.

Ma come è possibile che, negli anni, non siano stati compiuti passi in avanti?

A livello sociologico-giuridico una maturazione c’è stata: la donna ha compiuto un cammino di emancipazione che ha portato, oggi, a rimanere sconvolti quando viene trattata in maniera indegna. Quello che troppe volte manca è la riscoperta della gratuità. Poi i momenti di conflittualità bisogna metterli in conto: ma è chiaro che in una coppia ben costruita i cattivi comportamenti non generano drammi.

 

 

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